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Dolem Waller
view post Posted on 18/11/2008, 15:24 Quote




aPositivismo
Il positivismo è un movimento filosofico e culturale ispirato ad alcune idee guida fondamentali riferite in genere alla esaltazione del progresso e del metodo scientifico che nasce in Francia nella prima metà dell’800 e che si diffonde nella seconda metà del secolo a livello europeo e mondiale. Assumendo come spartiacque le teorie di Charles Darwin, secondo la tradizione, il positivismo è stato diviso in due correnti fondamentali:
Positivismo sociale, nella prima metà del XIX secolo, che ha come rappresentanti Saint-Simon, Comte e Mill
Positivismo evoluzionista con Spencer, il materialismo tedesco e Roberto Ardigò.
Il termine positivismo deriva etimologicamente dal latino positum, participio passato neutro del verbo ponere tradotto come ciò che è posto, fondato, che ha le sue basi nella realtà dei fatti concreti.Positivo vorrà dire allora:
ciò che è reale, concreto, sperimentale, contrapponendosi a ciò che è astratto;
ciò che è utile, efficace, produttivo in opposizione a ciò che è inutile.
l positivismo diviene la cultura predominante della classe borghese. Il positivismo si sviluppa in un periodo in cui l'Europa, dopo la guerra di Crimea e quella Franco-prussiana sta attraversando un periodo di pace che favorisce la borghesia nell'espansione coloniale in Africa e in Asia e nella contemporanea evoluzione del capitalismo industriale in un fenomeno economico internazionale.
Scapigliatura
La Scapigliatura fu un movimento artistico e letterario sviluppatosi nell'Italia settentrionale nella seconda metà dell'Ottocento; ebbe il suo epicentro a Milano e si andò poi affermando in tutta la penisola. Gli scapigliati erano animati da uno spirito di ribellione contro la cultura tradizionale e il buonsenso borghese. La Scapigliatura ebbe il merito di far emergere per la prima volta nel nostro paese il conflitto tra artista e società, tipico del romanticismo straniero.
Naturalismo
Il naturalismo è in letteratura quel movimento che nasce in Francia alla fine dell'Ottocento come applicazione diretta del pensiero positivista e che si propone di descrivere la realtà psicologica e sociale con gli stessi metodi usati dalle scienze sociali. Il naturalismo si opponeva all'ideologia spiritualistica del periodo romantico. Un altro presupposto è l’idea che la società sia luogo di sopraffazione e abbrutimento; ne consegue che il male e la malattia sono il prodotto delle strutture sociali distorte. A ciò si aggiunge l’ipotesi che la psiche umana possa essere studiata dall’artista così come il mondo naturale viene indagato dallo scienziato.
Verismo
Il verismo è una corrente letteraria italiana nata all'incirca fra il 1875 e il 1895 ad opera di un gruppo di scrittori - per lo più narratori e commediografi - che costituirono una vera e propria "scuola" fondata su precisi principi.
l verismo nasce sotto la diretta influenza del clima del positivismo, quell'assoluta fiducia nella scienza, nel metodo sperimentale e negli strumenti infallibili della ricerca che si sviluppa e prospera dal 1830 fino alla fine del XIX secolo. Inoltre, il Verismo si ispira in maniera evidente al Naturalismo. Il primo autore italiano a teorizzare il verismo fu Luigi Capuana, il quale teorizzò la "poesia del vero"; in seguito tuttavia Verga. In Verga e nei veristi, a differenza del naturalismo, convive comunque il desiderio di far capire al lettore il proprio punto di vista sulla vicenda, pur non svelando opinioni personali nella scrittura.
La Fosca
l protagonista dell'opera, Giorgio, ufficiale dell'esercito (che racconta in prima persona) è diviso tra due immagini femminili: Clara, donna bella e serena, con cui ha una relazione felice e gioiosa; e Fosca, femmina bruttissima interiormente, isterica, dalla sensibilità acutissima e patologica. Fosca è la cugina del colonnello che comanda la guarnigione della piccola città dove Giorgio, da ufficiale, è destinato. A poco a poco Giorgio subisce il fascino morboso di Fosca, senza potersene più liberare: tuttavia la donna muore dopo una spaventosa notte d'amore con lui, ed il protagonista resta come contaminato dalla malattia della sua amante.
Madame Bovary
Madame Bovary si svolge nella provincia settentrionale della Francia, presso la città di Rouen in Normandia. Un medico, Charles Bovary, sposa una bella ragazza di campagna, Emma Rouault. Ella è impregnata di desiderio per il lusso e la romanticheria, che le proviene dalla lettura di novelle popolari. Charles è benestante, ma anche noioso e maldestro. Emma crede che la nascita di un maschio "curerà" il loro matrimonio. Quando rimane incinta, ed alla fine partorisce una figlia, si convince che la propria vita sia virtualmente finita.Charles decide che per Emma ci vuole un cambio di scena, e si trasferisce dal villaggio di Tostes ad un altro villaggio altrettanto deprimente, Yonville .Emma accetta il corteggiamento di una delle prime persone che incontra, un giovane studente di giurisprudenza, Léon Dupuis, che sembra condividere con lei il gusto per le "cose più belle della vita". Quando egli se ne va per motivi di studio a Parigi, Emma intraprende una relazione con un ricco proprietario terriero, Rodolphe Boulanger. Confusa dalla fantasia romantica, escogita un piano per fuggire con lui. Rodolphe, anche amandola, non è pronto ad abbandonare tutto per una delle sue amanti; quindi rompe l'accordo la sera precedente a quella dell'architettata fuga, mediante una lettera sul fondo di un cesto di albicocche. Lo shock è tale che ella si ammala gravemente, e per qualche tempo si rifugia nella religione.Emma e Charles assistono all'opera una sera a Rouen, ed Emma incontra daccapo Léon. Iniziano una relazione: Emma si reca in città ogni settimana per incontrarlo, mentre Charles crede che lei prenda lezioni di pianoforte. Al contempo, Emma sta spendendo esorbitanti somme di denaro. I suoi debiti intanto raggiungono valori esplosivi e la gente inizia a sospettare l'adulterio. Dopo che i suoi amanti le hanno rifiutato il denaro per pagare il debito Emma ingoia dell'arsenico e muore, in modo penoso e lento. Il leale Charles è sconvolto, tanto più che ritrova le lettere che Rodolphe le scriveva. In breve, muore a sua volta, e la figlia della coppia rimane orfana.
Il marchese di Roccaverdina
Il marchese convive da anni con una serva-amante di origini contadine, Agrippina Solmo; per scongiurare definitivamente una possibile unione matrimoniale, il Roccaverdina comanda al suo fidato sottoposto - Rocco Criscione - di sposarla a patto di non avere rapporti intimi con lei. In seguito, accecato dalla gelosia, il marchese uccide Rocco Criscione ma la colpa dell'omicidio ricade su un certo Neli Casaccio. Quest'ultimo, ingiustamente condannato, morirà in prigione. Il Roccaverdina decide quindi di sposare Zosima Mugnos, donna di nobili origini in disagiate condizioni economiche, e intraprende la realizzazione di una Società Agricola, destinata a un futuro fallimento. Agrippina Solmo nel frattempo si risposa in seconde nozze con un pastore. Il protagonista alla fine della narrazione sprofonderà nella follia, sotto il duplice peso di aver ucciso un uomo (Rocco Criscione) e di averne lasciato morire un altro (Neli Casaccio).
I Vicerè
Alla morte della principessa Teresa, il principe Gaspare, egoista e chiuso a ogni impulso generoso, mette in giro la voce che i beni lasciati dalla madre sono gravati da forti debiti per cui occorrono sacrifici da parte di tutti. Da qui lotte, liti, miserie, che si intrecciano alla quotidiana vicenda dei vari rami dei Francalanza.Di fronte al principe Gaspare che sposa prima Isabella Grazzeri per volontà della madre, e poi la cugina Graziella, e viene educando i due figliuoli Consalco e Teresa senza affetto e senza idealità, sta il fratello Raimondo che, anch'egli infedele alla prima moglie, sposa un'avvenente palermitana. Ma la nuova unione, pur saldata dalla nascita di altri figli, non fa cambiare tenore di vita a Raimondo il quale, non abbandona la sua vita di libertino. I fratelli Uzeda vivono nella cornice che a essi fanno gli zii, primo fra tutti don Blasco, pettegolo, sensuale e corrotto, ma pronto a sfruttarle dopo la rivoluzione del 1860, acquistando terre e feudi degli ordini religiosi. Vicina spiritualmente a lui, è donna Ferdinanda, avara, ignorante, tutta chiusa nel suo feroce odio per le idee nuove. Ma il più abile e più autorevole degli zii è il duca Raimondo il quale, per avere timidamente amoreggiato coi liberali, dopo la rivoluzione siciliana, riesce ad acquistare sempre più vasta popolarità e finalmente a farsi eleggere primo deputato di Catania al Parlamento di Torino. Alla sua scuola si viene educando l'ultimo rampollo degli Uzeda, Consalvo, il quale, dopo avere rotto col padre, sempre più violento contro il figlio per la sua vita disordinata, va a vivere lontano dal resto della famiglia, tutto preso dal sogno ambizioso di ereditare il posto del vecchio zio Raimondo. Accanto a lui sta la mite sorella Teresa che cerca invano di conciliare il padre e il fratello e finisce col fare un matrimonio senza amore .La vita familiare degli Uzeda si chiude in un destino di sciagure e di lutti. Consalvo, rotto a ogni arte di dominio, riuscito a essere eletto deputato, non è soddisfatto né della vittoria né della nuova posizione. Egli stesso definisce il suo destino, che è quello degli Uzeda: di comandare, prima col denaro, la violenza e l'ignoranza, ora col tradimento e la finzione. Nulla è innovato nella secolare famiglia.
Moby Dick
Testimone e narratore della storia è il giovane Ismaele che, annoiato e intristito dalla vita di terraferma, decide di andare per mare. Incontra un ramponiere polinesiano e cannibale, Queequeg, del quale diventa amico e, dopo aver assisto a un sermone sul brano biblico dedicato a Giona inghiottito dalla balena, si imbarca con Queequeg sulla baleniera Pequod guidata dal torvo e misterioso capitano Achab. Solo dopo molti giorni di navigazione Achab rivela all’equipaggio il vero scopo della spedizione: non una consueta caccia alle balene, ma la caccia a Moby Dick, una gigantesca balena bianca che nel corso di un viaggio precedente gli aveva troncato una gamba. Affascinati dall’impeto vendicativo del capitano, tutti i marinai giurano davanti ai ramponi incrociati che perseguiranno l’obiettivo fino all’ultimo sangue, ma l’inseguimento del pallido fantasma di Moby Dick è lungo e snervante e trascina la baleniera per i mari di mezzo mondo. Il clima di attesa che si crea a bordo è denso di presagi inquietanti e offre l’occasione per lunghe digressioni di tipo enciclopedico (sulle balene, sui particolari della caccia, sulla navigazione) e filosofico (sulla condizione umana). Quando finalmente il mostro marino viene avvistato e arpionato, la sua forza quasi sovrannaturale è tale da travolgere le lance dei marinai e annientare la nave, l’equipaggio e lo stesso Achab che, rimasto intrappolato dalle corde degli arpioni sul dorso della belva, è trascinato per sempre negli abissi. Solo Ismaele si salva dal disastro, utilizzando come scialuppa la bara che Queequeg, certo della fatale conclusione della caccia, si era costruito durante la navigazione.
Guerra e pace
Il romanzo si svolge dunque tra il 1805 e il 1812, sullo sfondo delle campagne napoleoniche, e si articola attorno ai destini di due famiglie aristocratiche, i Bolkonskij e i Rostov, che impersonano i valori autentici e positivi in contrasto con la fatuità e la corruzione della famiglia Kuragin.L’opera si apre su un quadro dell’alta società moscovita alla vigilia della battaglia di Austerlitz. Protagonisti sono: il principe Andrej Bolkonskij, ufficiale intelligente e brillante ma già deluso dalla giovane moglie Lisa, l’amico Pierre Besuchov, sensibile e pacato erede di una grande fortuna e la giovane, gaia e appassionata Nataša Rostov, creatura dotata di straordinaria poesia. Alla vivace mondanità della capitale si contrappone la serenità della vita di campagna, dove vive il vecchio padre di Andrej e un gruppo di personaggi tra i quali spicca la dolcissima Marja, sorella del principe. Allo scoppio della guerra contro Napoleone Andrej si arruola, diventa aiutante di campo di Michail Kutuzov, comandante delle armate russe, e infine è ferito nella battaglia di Austerlitz. Tornato a casa in licenza e rimasto vedovo, incontra Nataša a un ballo e se ne innamora. Il matrimonio viene però rimandato per l’opposizione del padre di Andrej; nel frattempo la ragazza si lascia affascinare dal noto seduttore Anatolij Kuragin, insieme al quale pensa per un momento di fuggire. Il fidanzamento viene quindi rotto e Andrej, svanito il suo sogno d’amore, cade nella disperazione. Ferito nella battaglia di Borodino, alle porte di Mosca, perdona Nataša mentre lo trasportano ormai morente durante la grande ritirata che precedette l’incendio di Mosca, e trova infine la serenità nella fede.Pierre Besuchov, che durante la guerra è sempre rimasto a Mosca, tormentato da una profonda inquietudine aggravata dal matrimonio infelice con la bella e corrotta Hélène Kuragin, viene fatto prigioniero dai francesi e durante la prigionia trova la soluzione della sua ricerca spirituale nell’incontro con il soldato-contadino Platon Karataev, l’uomo giusto e pio, simbolo della purezza del popolo russo. Alla fine della guerra Pierre ritrova Nataša a Mosca e la chiede in sposa. Il fratello di Nataša, Nikolaj Rostov, sposerà invece Marja, sorella del principe Andrea. Nell’epilogo del romanzo, che si svolge nel 1820, le due coppie Nataša-Pierre e Marja-Nikolaj propongono l’immagine della felicità familiare.
Rosso Malpelo
Malpelo è un ragazzo dai capelli rossi, che nel pregiudizio popolare indicava il suo modo di essere "malizioso e cattivo" ; da qui il soprannome "Rosso Malpelo". A causa di ciò Malpelo è maltrattato da tutti e non trova affetto neanche in famiglia: la madre non si fida di lui, e quando torna a casa la sorella lo accoglie picchiandolo. Malpelo lavora con il padre, Mastro Misciu (la bestia), in una cava dove si estrae la rena. I due sono molto legati: Misciu infatti è l'unico ad avergli mai dato affetto, e Malpelo, appena gli altri operai deridono il pover'uomo, lo difende. Un giorno il padre deve terminare un lavoro preso a cottimo, per eliminare un pilastro dalla cava, malgrado sia molto pericoloso. Si diceva che solo un testardo avrebbe accettato di eseguire lavori di quel genere. La sera tardi, mentre Malpelo gli sta dando una mano, il pilastro cade all'improvviso addosso al padre. Quando anche Zio Mommu, detto "lo Sciancato", viene a sapere della disgrazia, è ormai troppo tardi, perché sono passate tre ore e Mastro Misciu è già morto. Nessuno invece fa caso al figlio, che inutilmente scava nella rena lacerandosi le unghie nello sforzo di salvarlo. Dopo la morte del padre Malpelo divenne ancora più cattivo agli occhi di chi lo osservava e riprese a lavorare alla cava proprio nella galleria dove era morto il padre. Qualche tempo dopo alla cava venne a lavorare un ragazzino piccolo e debole che prima faceva il muratore, ma fu costretto ad abbandonare il mestiere a causa di una caduta da un ponteggio in cui si era lussato il femore. Il ragazzo, soprannominato Ranocchio per il modo in cui cammina, diventa oggetto di sfogo di Malpelo che lo tormenta: lo picchia, lo insulta, e se Ranocchio non si difende, lui continua, perché vuole che impari a reagire. In realtà il motivo di tale cattiveria è dato dal fatto che Malpelo gli vuole bene e vuole che impari la dura lezione della vita; Malpelo infatti spesso gli dà la sua razione di cibo pur di non farlo morire di fame, oppure lo aiuta con i lavori pesanti. Dopo qualche tempo viene ritrovato il corpo di Mastro Miscu: per lo shock Malpelo si allontana per qualche giorno dalla cava e quando torna decide di andare a lavorare in un'altra galleria. Tutto ciò che gli rimane dal padre sono i suoi pantaloni, che la madre di Malpelo sistema per adattarli all'altezza del figlio, il piccone e un paio di scarpe, che Malpelo custodisce come tesori. Quando un asino grigio muore di patimenti e il carrettiere lo getta nella sciara, Malpelo trascina Ranocchio con lui a vedere i cani mangiarselo. Non molto tempo più tardi Ranocchio, il quale deperiva da un po', si ammala di tubercolosi e muore in breve tempo. Malpelo adesso è effetivamente solo dato che la madre ha trovato un nuovo compagno e la sorella ha un marito e nessuno lo vuole più in casa. Alla fine Malpelo muore nella cava: gli era stato infatti affidato il compito di verificare un tratto di una galleria ancora inesplorato. Nessuno voleva prendersi un simile compito, ma Malpelo accetta subito dato che non ha nessuno che possa rimpiangerlo. Prese gli attrezzi del padre e partì, nessuno seppe più nulla di lui e nemmeno le sue ossa furono ritrovate. Oramai Malpelo non è altro che una leggende della cava, i ragazzi hanno infatti paura di parlare di lui per paura di vederselo comparire davanti.
I Malavoglia
Presso il piccolo paesino di Aci Trezza nel catanese vive la famiglia Toscano che, nonostante sia decisamente laboriosa, viene soprannominata Malavoglia. Il patriarca è Padron 'Ntoni, vedovo, che vive presso la casa del nespolo insieme al figlio Bastiano detto Bastianazzo, sposato con Maria detta Maruzza la longa, nonostante sia di statura tutt'altro che elevata. Bastiano ha cinque figli: 'Ntoni, Luca, Filomena detta Mena, Alessi e Rosalia detta Lia. Il principale mezzo di sostentamento è la "Provvidenza" (piccola imbarcazione utilizzata per la pesca). Nel 1863 'Ntoni, il maggiore dei nipoti, parte per la leva militare. Per far fronte alla mancanza, padron ‘Ntoni tenta un affare comprando una grossa partita di lupini da un suo compaesano. Il carico, affidato al figlio Bastianazzo perché li vada a vendere a Riposto, sfortunatamente naufraga, assieme a Bastianazzo. A seguito di questa sfortunata avventura, la famiglia si ritroverà con una triplice disgrazia: il debito dei lupini, la Provvidenza da riparare e la perdita di Bastianazzo e quindi di un membro importante della famiglia. Tornato del servizio militare, 'Ntoni tornerà molto malvolentieri alla vita laboriosa della sua famiglia, e non rappresenterà alcun sostegno alla già precaria situazione economica del nucleo familiare. Purtroppo, le disgrazie per la famiglia non terminano. Luca, uno dei nipoti, muore nella battaglia di Lissa e questo determina l'annullamento delle nozze della figlia Mena. Il debito causerà alla famiglia la perdita dell'amata casa del nespolo e via via la reputazione della famiglia andrà peggiorando fino a raggiungere livelli umilianti. Un nuovo naufragio della "Provvidenza" porta Padron 'Ntoni ad un passo dalla morte, dalla quale riesce a scampare. In seguito Maruzza, la nuora, muore di colera. Il primogenito 'Ntoni deciderà di andare via dal paese per far ricchezze, ma, una volta tornato ancora più impoverito, perde ogni desiderio di lavorare dandosi all'alcolismo e alla nullafacenza. La dipartita di 'Ntoni costringerà la famiglia a vendere la Provvidenza per risparmiare i denari accumulati per riacquistare la casa del nespolo, mai dimenticata. La padrona dell'osteria Santuzza, già ambita dallo sbirro Don Michele, a causa dei numerosi intrallazzi di quest'ultimo, si invaghisce di 'Ntoni, mantenendolo a gratis all'interno del suo locale. La condotta di 'Ntoni e le lamentele del padre la convinceranno a distogliere le sue aspirazioni da 'Ntoni Malavoglia e a richiamare Don Michele all'osteria. Ciò sarà origine di una rissa tra i due. Rissa che sfocerà in una coltellata di 'Ntoni al petto di Don Michele, durante una retata anti contrabbando alla quale il Malavoglia si era dato. 'Ntoni finirà in prigione; Padron 'Ntoni, accorso al processo e sentite le voci circa una relazione tra Don Michele e sua nipote Lia, stramazza al suolo. Ormai vecchio, il suo salmodiare si fa sconnesso e i suoi proverbi pronunciati senza cognizione di causa. Lia, la sorella minore, vittima delle malelingue, lascia il paese e si abbandona all'umiliante mestiere della prostituta. Mena, a causa della vergognosa situazione della sorella, sceglie di rinunciare a sposarsi con compare Alfio, di cui è innamorata, e rimarrà in casa ad accudire i figli di Nunziata e di Alessi, il minore dei fratelli, che continuando a fare il pescatore ricostruirà la famiglia e potrà ricomprare la "casa del nespolo". Acquistata la casa ciò che resta della famiglia farà visita all'ospedale al vecchio Padron 'Ntoni, informandolo della compravendita e annunciando un suo imminente ritorno a casa. Sarà l'ultima gioia per il vecchio che morirà proprio nel giorno del suo agognato ritorno. Neanche il desiderio di morire nella casa dov'era nato sarà dunque esaudito. Quando 'Ntoni, uscito di prigione, ritornerà al paese, si renderà conto di non poter restare a causa del suo passato di detenuto.
I fratelli Karamozov
I fratelli karamazov apparve a puntate sul<< Messaggero russo>> a partire dal 1879;anche in questo caso, come in molte opere precedenti,Dostoevskij utilizza uno spunto narrativo ripreso dalla cronaca nera: un caso di pirricidio risoltosi in un errore giudiziario.Fedor Karamazzov, vecchio e dissoluto libertino, ha 3 figli legittimi,Dimitrij Ivan e Alesa, avuti da due mogli poi morte, e un bastardo,Smerdjakov, che soffre di crisi epilettiche ed è colmo di livore perche costretto da padre a vivere nella sua casa come servo.Nessuno dei figli, cresciuti lontano da lui e senza una vera famiglia, ama il padre; nel corso di un incontro nella cella di padre Zosima, nel convento dove Alesa è novizio,Dimitrij , che ha un carattere passionale e portato agli eccessi , rivela il suo odio per il padre, del quale è rivale in amore a causa della bella mantenuta Grusenka, che il vecchio, grazie al suo denaro, vuole fare sua. La prima parte del romanzo è dominata da questo clima di tensione e dal confronto verbale tra i vari personaggi, in cui gioca un ruolo fondamentale Ivan, che affascina Smerdjakov con le sue teorie sulla libertà morale (se dio non esiste allora tutto è permesso), e si confronta con il credente Alesa proprio sul tema della fede.Quando Fedor Karamazov viene assassinato Dimitrij è accusato per una serie di indizi apparentemente inconfutabili.Tutti lo giudicano colpevole tranne Alesa e Grusenka anche Ivan sospetta del fratello fino al momento in cui i 3 drammatici incontri,Smerdjakov gli confessa di essere l'autore del delitto e lo accusa di averlo plagiato con la sua filosofia negativa. Dopo questa confessione, Smerdjakov si impiccia e Ivan che non è in grado di scagiona e il fratello ingiustamente accusato , cade vittima di una febbre cerebrale. Dimitrij viene condannato ai lavori forzati in Siberia e il romanzo si chiude con l'immagine di Alesa che affida a un gruppo di ragazzi di cui è stato l'istitutore il suo messaggio di fraternità cristiana.
Mastro Don Gesualdo
Scritta da Giovanni Verga nel 1889, la vicenda è ambientata a Vizzini, una località della provincia di Catania, nel periodo compreso tra il 1819 e il 1848. Protagonista è Gesualdo Motta, un uomo del popolo, umile lavoratore, tenace ed accorto che dedica la vita al lavoro per accumulare terre, denari e ricchezze. La fortuna raggiunta lentamente è stata veramente sudata e meritata, anche se non cambia il carattere di Mastro Don Gesualdo che rimane onesto e generoso, sempre pronto ad aiutare parenti ed amici. Per aumentare ulteriormente il suo potere, Gesualdo sposa Bianca Trao, ragazza di nobile famiglia in decadenza. Purtroppo il matrimonio si rivela un cattivo affare per l'uomo. Tutti gli sono contro: i familiari, benché da lui aiutati, lo ritengono un traditore perché li ha abbandonati per un mondo diverso; i parenti nobili lo disprezzano. Anche Bianca, che ha accettato il matrimonio solo per salvare l'onore macchiato dopo i suoi amori con il baronetto, suo cugino, Ninì Rubiera, non riuscirà mai a vincere un'istintiva freddezza nei confronti del marito. Anche la figlia Isabella, in realtà nata dalla relazione di Bianca con Niní, risulta essere molto ostile al padre. La ragazza, infatti, innamorata del cugino Corrado La Gurna, poeta e spiantato, è ostacolata dal padre nel suo amore e finirà per cedere al suo volere sposando il Duca di Leyra, un uomo spietato, che non la amerà mai, ma dissiperà tutta la dote della ragazza in ricevimenti. Dopo la partenza di Isabella per Palermo, parenti, amici, vicini, tutti si accaniscono a gettar fango sulle ricchezze di Gesualdo. La moglie, Bianca, muore poco dopo consumata da un male inesorabile, la tisi, e dalla lontananza dalla figlia. Don Gesualdo rimane solo, sofferente e torturato da atroci dolori di stomaco. Il genero, che lo detesta e lo disprezza, ma che vuole a tutti i costi venire in possesso dell'eredità, lo costringe a seguirlo a Palermo. Morirà di cancro qualche tempo dopo nell'indifferenza generale, solo e abbandonato, accompagnato nelle ultime ore dalle parole malevole di un servitore, unico testimone della sua agonia.
 
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